URSULA BIEMANN, GEOGRAFIE DEI CORPI MIGRANTI
TEKFESTIVAL e QWATZ presentano
Agadez Chronicle / installazione video
(Love&Dissent, Via Leonina 85, opening: 5 maggio h.18.30)
3 video-saggi
Performing the Border + Europlex - 6 maggio, ore Cinema Farnese, Piazza
Campo De' Fiori, h.20.30
Writing Desire – 8 maggio, Cinema Farnese, Piazza Campo De' Fiori h.18.30
Tutto è cominciato a Ciudad Juarez, città messicana al confine con gli
Stati Uniti nata intorno ai parchi industriali impiantati da
multinazionali col beneplacito del governo messicano. Qui Ursula Biemann
ha girato Performing the Border (1999) e cominciato il suo viaggio nei
territori più dark della globalizzazione.
http://www.tekfestival.it
(Continua)Restaurazione 2.0 - giugno 2005
Nel 1966 Michel Foucault chiudeva "Le parole e le cose" annunciando profeticamente la fine prossima dell'uomo. E' proprio nel vuoto lasciato dalla morte dell'uomo che abbiamo potuto immaginare e descrivere nuovi modelli di soggettività, è proprio in quel vuoto che le lotte dei neri, delle donne, degli omosessuali hanno trovato un spazio di agibilità discorsiva e sono potute emergere la gender theory o i postcolonial studies. Oggi che l'euforia postmoderna si è esaurita, che abbiamo smaltito la sbronza del libero gioco di scambi identitari ed abbiamo sperimentato che non è poi così divertente essere soggetti nomadi, abbiamo una consapevolezza più matura della molteplicità del soggetto. Per questo speravamo di poter andare avanti e poter guardare altrove.
Veline di tutto il mondo unitevi!
Per la serie, ve l'avevamo detto e perseverare diabolicum est, a/matrix aveva partecipato all'assemblea della sinistra radicale indetta da Il Manifesto il 15 gennaio 2005 con questo testo e questo sticker...
Se ti astieni non ti voto!
In un paese diverso anche alle veline verrebbe in mente di scioperare, interrompendo simbolicamente la catena di montaggio della società dello spettacolo. La velina è il significante nazionalpopolare del mordi e fuggi, dell'usa e getta, del produci, consuma e muori, ma solo fino al prossimo reality show...
In questo senso, siamo tutte e tutti veline, decoratrici del nulla.
Viene prima la gallina dell'uovo
UOVA OVUNQUE. Negli uffici dell'anagrafe e nelle stazioni, negli studi televisivi e nelle redazioni giornalistiche, negli autobus e nelle librerie, nelle vie del centro e nelle periferie, nei locali più trendy e nelle migliori boutique. Uova vere e finte, sbattute e alla coque, di ogni colore e materiale, saranno deposte nei punti nodali delle città. Del resto, se è vero che ogni storia deve iniziare ab ovo, pare che l'italico parlamento abbia deciso di prendere alla lettera questa regola aurea. Infatti, la legge sulla procreazione assistita appena licenziata richiama alla mente un'antico enigma irrisolto: viene prima l'uovo o la gallina?
(Continua)24 gennaio 2004: lancio della campagna Uova
Al via il 24 gennaio la campagna UOVA. A lanciarla è A/matrix, gruppo di galline ribelli. Le uova di A/matrix compariranno ovunque. Negli uffici dell'anagrafe e nelle stazioni, negli studi televisivi e nelle redazioni giornalistiche, negli autobus e nelle librerie, nei locali più trendy e nelle migliori boutique. Uova vere e false saranno deposte nei punti nodali della città. Segnaleranno l’inizio di una campagna di disturbo contro la nuova legge sulla procreazione assistita e i suoi sostenitori.
Bibliografia per "apprendisteFemministe"
Sibilla Aleramo, Una donna, Feltrinelli, 2003
Simone de Beauvoir, Il secondo sesso, Il Saggiatore, 2002
Marie Cardinal, Le parole per dirlo, Bompiani, 2001
Luce Irigaray, Parlare non è mai neutro, Editori Riuniti, 1991 (fuori commercio)
Franco Restaino e Adriana Cavarero, Le filosofie femministe, Bruno Mondadori, 2002
Virginia Woolf, Le tre ghinee, Feltrinelli, 2000
Virginia Woolf, Una stanza tutta per sé, varie edizioni
Lea Melandri, Le passioni del corpo, Bollati Boringhieri, 2001
Lea Melandri, L’infamia originaria. Facciamola finita con cuore e la politica (1977), manifestolibri, 1997
Di.Co non lo dico!
Parlare di movimento GLTB oggi necessita di una specificazione. Non è controverso infatti che esistono, nel suo ambito, importanti istanze e stratificazioni che, se non proprio in contrapposizione, sono quantomeno in posizione dialettica.
Una parte del movimento è essenzialmente istituzionale; questa è la parte principe che interloquisce con la politica ufficiale della quale ha purtroppo assunto i caratteri e le strutture. Un’altra parte si riconosce in momenti di appartenenza, fortemente segnati, che li vede coesi nel faticoso tentativo di rimediare alle mancanze strutturali. E’ il caso di Facciamobreccia, neo-movimento di base spontaneo e orizzontale, fortemente e seriamente impegnato nella individuazione dei fronti più ostili e violenti che si oppongono alle istanze di autodeterminazione delle varie soggettività sociali e politiche (donne, LTG, sex workers, ecc.) ai quali si oppone con mirabile determinazione, costanza e sincero spirito critico nonostante le notevoli difficoltà.
Sul movimento maschile
<<Riprendiamoci la vita>> è lo slogan che da anni il movimento maschile va gridando. Bisogno reale. Programma demistificato. Per gli uomini, al di fuori della fabbrica, della scuola, ecc. non esiste lo <<spazio verde>> del tempo libero. Essi sono oggetti del nostro lavoro domestico. Essi sono compromessi contro di noi col Capitale perchè sfruttano il nostro lavoro domestico, la nostra vita per poter sopravvivere loro.
(Continua)Fare storia delle donne attraverso i documentari italiani (2000-2006) di Donatella Massara
In questa ricerca sono presenti i documentari italiani più attuali, girati in questi anni che hanno per autrici registe e qualche regista, maschio. I film sono differenti sguardi sulla vita delle donne, sulla loro presenza nel mondo: nel lavoro e in situazioni che a volte sono tragiche o difficili. Vite spesso in condizione di grande disagio trasformate in coraggio e appassionato amore per ciò che sta intorno.
(Continua)
Tagli e cuciture: maschile e femminile per fare del cinema
Aspettatrici
Le donne costituiscono una componente essenziale del pubblico cinematografico dai tempi delle origini (insieme ai bambini, avide consumatrici della nuova invenzione) fino ai giorni nostri (le strategie di marketing degli studios hollywoodiani sono infatti molto attente al pubblico femminile, ché spesso sono le donne a scegliere il film da andare a vedere).
Eppure la presenza femminile nelle schiere di chi il cinema lo fa, e di conseguenza la rappresentazione delle donne e del loro sguardo attraverso le immagini del grande schermo, è (stata) indubbiamente molto limitata, in ogni caso spesso taciuta e relegata nell’ombra. Quasi che, per ragioni storico-culturali, alle donne spettasse soltanto il ruolo di (a)spettatrici[1], conforme a un modello di femminilità intesa come status passivo, modalità di uno sguardo votato fatalmente ed esclusivamente alla passione, e al silenzio (patire e appassionarsi, come nell’immagine muta e struggente della “pulzella d’Orléans” di Dreyer). Paradigma di questo sguardo limitato: la spettatrice armata di fazzoletto che consuma frammenti d’immaginario amoroso nell’oscurità della sala. Genere cinematografico legato per eccellenza al pubblico di genere femminile: i weepies (gli “strappalacrime”), detti anche women’s movies, quintessenza di tale funzione nella Hollywood classica. Ma anche oggi un analogo sguardo, lacrimevole e catartico, viene intercettato dell’industria del divertimento attraverso tutte le declinazioni del romance: dai giovanilistici chick flicks (“pellicole per ragazzine”), che presuppongono un pubblico femminile in un perenne stato adolescenziale, ai male weepies (da L’attimo fuggente in poi), che provano a coinvolgere in questa “femminilizzazione” spesso banalizzante dello sguardo anche il maschio in crisi di fine millennio.
Stelle cadenti
A star is born? Solo recentemente le donne cominciano a occupare posti di potere nel sistema produttivo cinematografico, non solo nei circuiti della produzione indipendente ma anche nella roccaforte dell’industria hollywoodiana. La posizione di sempre maggiore importanza e visibilità sembra non essere più circoscritta al ruolo di rilucente oggetto del desiderio maschile, secondo gli stereotipi che lo star system ha tradizionalmente cucito addosso al corpo attoriale femminile, l’unico degno di violare i confini del buio dell’anonimato spettatoriale per le luci della ribalta. (Continua)
"L'AGGETTIVO DONNA" Per un cinema clitorideo vaginale
UN FILM DAL TITOLO "L'AGGETTIVO DONNA" è stato concepito, gestito, partorito interamente da donne del Collettivo. Questo è il documento steso in occasione della presentazione del film.
PER UN CINEMA CLITORIDEO VAGINALE.
Manifesto:
Il cinema in quanto creazione artistica, rimane un fatto estetico, culturale, separato dalla realtà quotidiana. La sua spettacolarità si inserisce nel generale spettacolo vissuto in una società che ci spinge ad assumere costantemente dei ruoli, cioè ad apparire piuttosto che essere. La creatività diventa rivoluzionaria quando non rimane limitata all'operazione "artistica", ma diventa creazione della vita stessa. I mezzi di comunicazione audiovisivi, per la loro larga diffusione, sono il più potente strumento usato dal potere allo scopo di influenzare il comportamento, i desideri, le scelte, il modo di pensare degli individui secondo canoni stabiliti dalle società in cui regnano le condizioni moderne di produzione e il fallocratismo, per la loro conservazione.
AGENZIA SULLE DICHIARAZIONI DEL PREFETTO SERRA SULLA PROSTITUZIONE:VIETARLA IN STRADA, SI A ZONE DEDICATE
La ricetta repressiva e regolazionista-oppressiva proposta in tema di “prostituzione” dal prefetto di Roma, Achille Serra, è pregiudizievole, irresponsabile, autoritaria e, soprattutto, pericolosa e storicamente superata.
I clienti non si “scoraggeranno” con dei semplici divieti normativi, specie se protendono a soluzioni regolazioniste, dato che il fenomeno è essenzialmente culturale e di costume. Ridurre un fenomeno, che assomma in sé atti di abietta e “libera” violenza, a tema di decoro e di ordine pubblico, prevedendo rebus sic stantibus soluzioni cooperativistiche, è faciloneria e moralismo. Propagandare le false “ricette miracolose” d’oltralpe è abuso della fede pubblica.
La politica del posizionamento (Adrienne Rich)
Qualche anno fa avrei parlato dell'oppressione delle donne e dei movimenti delle donne sorti in tutto il mondo, di storie occultate sulla resistenza delle donne e dei loro limiti, del fallimento di tutta la politica precedente nel riconoscere l'universale ombra del patriarcato e della speranza che le donne ora, in un periodo di crescente consapevolezza e di urgenza globale, possano superare ogni confine nazionale e culturale per creare una società libera dalla sete di potere, in cui “la sessualità, la politica, ... il lavoro, ... l'intimità ...ed il pensiero stesso saranno trasformati” . Avrei detto tutto questo come femminista, alla quale è "capitato" di essere una cittadina bianca degli USA, consapevole dell'abilità del mio paese di esercitare la violenza e l'arroganza del potere, e nello stesso tempo, semi-distaccata da quel governo, avrei potuto citare senza pensarci due volte una frase di Virginia Wolf nelle Tre Ghinee "come donna non ho una patria, come donna non voglio una patria, come donna la mia patria è il mondo intero”.
Sull'assemblea dell'11 marzo "Un reddito ci spetta!"
Il documento proposto alla discussione da A/matrix in occasione dell’assemblea che si è tenuta sabato 11 marzo presso la Casa Internazionale delle donne di Roma, nasce dall’intersezione di vari filoni di riflessione, non a caso assolutamente connessi, portati avanti dal gruppo lungo gran parte della sua esistenza.
(Continua)Assemblea 11 marzo - Reddito x l'autodeterminazione
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